PATTO DI NON CONCORRENZA EX ART. 2125 DEL CODICE CIVILE - CRITERI PER LA SUA VALIDITA' - Ordinanza Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 23418 del 25 agosto 2021

La Corte di cassazione, nell’Ordinanza n. 23418 del 25 agosto 2021, riassume in maniera chiara i criteri necessari per la validità del patto di non concorrenza disciplinato dall’art. 2125 del Codice Civile (il caso trattato si riferisce al patto di non concorrenza firmato da un Dirigente).

 

Secondo la Corte il patto di non concorrenza:

 

1) non deve necessariamente limitarsi alle mansioni espletate dal lavoratore nel corso del rapporto, ma può riguardare qualsiasi prestazione lavorativa che possa competere con le attività economiche svolte da datore di lavoro, da identificarsi in relazione a ciascun mercato nelle sue oggettive strutture, ove convergano domande e offerte di beni o servizi identici o comunque parimenti idonei a soddisfare le esigenze della clientela del medesimo mercato;

b) non deve essere di ampiezza tale da comprimere la esplicazione della concreta professionalità del lavoratore in termini che ne compromettano ogni potenzialità reddituale;

c) non deve prevedere compensi simbolici o manifestamente iniqui o sproporzionati in rapporto al sacrificio richiesto al lavoratore e alla riduzione delle sue capacità di guadagno, indipendentemente dall'utilità che il comportamento richiesto rappresenta per il datore di lavoro e dal suo ipotetico valore di mercato;

d) il corrispettivo del patto di non concorrenza può essere erogato anche in corso del rapporto di lavoro.

La previsione della corresponsione di un compenso non simbolico, da erogarsi anche nel corso del rapporto di lavoro, pur non rappresentando una novità interpretativa costituisce, tuttavia, una precisazione importante, alla luce della concreta applicazione dell'istituto.